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L'INCHIESTA CONSIP RISCHIA DI COMPROMETTERE IL PUNTO DI RILANCIO DI MATTEO RENZI NELLA SCENA POLITICA

 
Il renzismo, che si è presentato come novità che avanza con la promessa di innovare l'Italia paralizzata dalla corruzione e dall'inefficienza politica e rottamare la generazione dei dinosauri presenti anche all'interno del suo partito, si è rivelato agli occhi di tutti un completo disastro basti pensare alle ricette economiche montiane e con tendenza a destra adottate e attuate nel triennio di governo Renzi che non hanno tamponato la disoccupazione nel Paese , tra cui, per fare due esempi, lo sperpero di miliardi buttati in sgravi fiscali sulle assunzioni e in bonus per fini elettorali allo scopo di incanalare consensi e un modo per dimostrare agli italiani che l'amministrazione mantiene le promesse, e il Flop Jobs Act,  la cui riforma anziché creare più posti di lavoro a tempo indeterminato li distrugge e, oltre a denudare di ogni diritto che assicurava la dignità di un lavoratore privo di difesa contro ogni tipo di sopraffazione  li sostituisce con lavori precari e a termine retribuiti in nero, al prezzo di due pacchetti di sigarette (i voucher).
 
Con la mossa degli 80 euro e con la promessa di cambiare volto al Paese sfruttando anche gli errori di comunicazione di un Beppe Grillo troppo torbido e dei pentastellati che credevano nel sorpasso a dispetto del Partito Democratico, hanno permesso al bischero fiorentino di raggiungere uno straordinario successo, con 20 punti di vantaggio sull'ex comico e leader del Movimento Cinque Stelle, al primo appuntamento elettorale, le Europee, in doppie vesti di segretario del partito e di premier, ma dopo la vittoria di tre anni  ha condotto ripetutamente la nave a impattare più di una volta sull'iceberg, gli effetti e gli annunci si sono esauriti in breve periodo e il referendum del 4 Dicembre fotografa l'inabissamento della flotta renziana.
 
Per l'ex sindaco di Firenze, la pesante sconfitta al referendum, di cui ne ha fortemente personalizzato trasformandolo in un plebiscito su se stesso e in un sí o no sull'azione del governo, è stato un pugno alla bocca dello stomaco e, quindi,  date le speranze di ribaltare i sondaggi erano pari a zero, ha posato le armi della spavalderia e della sfrontatezza, dalle quali hanno particolarmente caratterizzato la sua rapida discesa a Palazzo Chigi,  e tratto le conseguenze peccato che non abbia tenuto fede alla promessa data davanti a milioni di italiani, l'addio dalla scena politica insieme a Maria Banca d'Etruria Boschi e a Ernesto Ciaone Carbone.
 
Lo spavaldo giovane, vendicativo e bulimico di potere, elabora un piano diabolico, diviso in più punti, per rientrare in campo e riconquistare la ribalta politica e mediatica.
 
Punto primo: elaborare a Palazzo Chigi un suo clone coperto da una maschera somigliante a Paolo Gentiloni, una marionetta nel quale a muovere i fili dall'alto ci pensano gli apostoli del Giglio Nero, il gruppo di potere che ruota intorno a Matteo il Toscano.
 
Punto secondo: indicare una data per le primarie per la segretaria PD e convocare velocemente il congresso per annientare i dissidi interni, dunque, la fronda della minoranza insofferente all'idea di vedere la mutazione in un partito personalissimo e padronale capeggiata da una banda di picchiatori e lacchè. Stavolta, però, a provocare la scissione sono stati gli oppositori interni, mentre Renzi, silente, impalpabile e indifferente ad ascoltare gli altri, senza nemmeno inviare una lettera di sfratto li ha solamente accompagnati alla porta.

Punto terzo: contattare Silvio Berlusconi per un nuovo Patto del Nazareno sulla legge elettorale (sistema elettorale col proporzionale puro o ritorno al Mattarellum) e infine dare il benservito a Gentiloni per andare alle urne anticipate in tempi rapidi.

Insomma dallo schiaffo referendario non ha imparato nulla e non è cambiato di una virgola, anzi è peggiorato. 

Purtroppo a mettere i bastoni tra le ruote al suo progetto è l'inchiesta Consip, società che gestisce beni e servizi della Pubblica Amministrazione, nel quale corrisponde un'esistenza di un canale tra i cari affettivi del baldo giovane rottamatore (Babbo Tiziano e Luca Lotti, entrambi sospettati per traffico di influenze illecite: il primo avrebbe svolto il ruolo di mediatore semplicemente per il cognome  per ottenere aiuti in favore dell'imprenditore napoletano Alfredo Romeo, arrestato per aver distribuito in tre anni mazzette da centomila euro al dirigente della Consip Marco Gasparri per aggiudicarsi appalti, introdotto ai vertici della società del ministero del Tesoro da Carlo Russo, imprenditore farmaceutico di Scandicci amico del padre di Matteo, interessato alla fetta dell'appalto più grande d'Europa da 2,7 miliardi di euro; l'altro insieme al presidente Ferrara, al generale dei Carabinieri Saltalamacchia e a Vannoni avvertono l'amministratore delegato della società di appalti Marroni di essere intercettati e per questo rimuovono le cimici negli uffici. E la banda del buco, scoperti di questa fuga di notizie, si sciolse) e da una schiera di imprenditori e faccendieri che cerca di mettere mani su una montagna di soldi, di combinare affari e incontri e di chiedere favori in cambio di promesse.

A preoccupare l'ex premier non è l'inchiesta, ma i nuovi sviluppi che emergeranno da questa vicenda, i quali  potrebbero portare conseguenze pesanti e addirittura compromettere il destino della sua rampante carriera.

In primo piano, consapevole del rischio di andare a elezioni anticipate che vedono tutte le possibilità di un ritorno alla Presidenza del Consiglio spegnersi e i sondaggi consegnare il Paese in mano al Movimento Cinque Stelle, preferisce rinunciare all'opera diabolica e aspettare con calma la fine dell'attuale legislatura, forse con una nuova legge elettorale.

In secondo luogo, teme, nonostante l'ottimismo di superare il 51% dei voti alle primarie del 30 Aprile, di non riottenere n'è la leadership del Partito Democratico n'è le chiavi del partito. A beneficiare le sue difficoltà sono i due competitor Andrea Orlando e Michele Emiliano con il primo, sostenuto da Gianni Cuperlo e dai delusi di Renzi rimasti nel partito, che apparentemente sembrerebbe, secondo loro, l'ideale per ricompattare tra le diverse anime del PD e tamponare l'emorragia dopo la scissione di circa un mese fa. 

Se il giovane rottamatore non raggiungesse la percentuale necessaria per vincere le primarie, secondo lo statuto,  la palla passerebbe ai delegati dell'assemblea nazionale per indicare il nuovo segretario tra i primi due candidati.

E un accordo Orlando-Emiliano lo metterebbe fuorigioco da tutto.
 
 

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