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DA CHARLIE A NIZZA, NON E' CAMBIATO NULLA IN FRANCIA: CONTINUO TERRORE E FALLIMENTO DEI SERVIZI SEGRETI E POLIZIA FRANCESI. MA NOI NON DOBBIAMO CADERE NEI TRANELLI DELL'ISIS

Dall'attacco a Charlie Hebdo, dove furono massacrati i vignettisti e collaboratori della redazione del giornale satirico sommando alla strage del Bataclan dello scorso Novembre quando un commando di terroristi con cappuccio nero e kalashinov si mise a sparare per le strade nell'intento di seminare terrore e panico colpendo ad uno ad uno con freddezza nell'esecuzione persone inermi, i quali stavano trascorrendo normalmente la loro serata fino a quella di Nizza, l'ex salotto dell'italica Savoia e città di Giuseppe Garibaldi, sotto il profilo della sicurezza non è cambiato nulla, il copione rimane lo stesso.

Se con Charlie è stato trafitto un simbolo, quella della libertà di espressione che i disegnatori difendono anche attraverso le vignette satiriche nei confronti del profeta Maometto e sull'Islam, sulla strage del 13 Novembre scorso e l'ultima di quattro giorni fa, hanno cambiato gli obiettivi accanendosi contro i luoghi comuni per esempio uno stadio, un bar, un ristorante o addirittura un lungomare, tutti valori di libertà di scegliere come trascorrere il nostro tempo, simboli di normalità e della vita quotidiana di ogni essere umano, considerati dall'ISIS, luoghi di perversione e di abominio.

L'attacco sulla Promenade des Anglais ricorre proprio nel giorno in cui i francesi celebrano ogni anno la presa della Bastiglia, fortezza dove vennero rinchiusi i prigionieri per crimini politici e simbolo dell'oppressione monarchica, risalente nell'estate del 1789, che ricorda la fine dell'ancien regime, il trionfo del popolo transalpino al grido di Vive la Revolution, la vittoria della laicità e l'espansione dei diritti della Costituzione basati sulla libertà, legalità e fratellanza, concetti ritenuti blasfemi da parte dei fanatici cultori della sharia, in favore a tutti i cittadini.

Ci eravamo illusi, leggendo le sconfitte dell'ISIS sul campo dove ogni giorno perde terreno e indietreggia di fronte alle loro vittime, i quali hanno imparato a difendersi e soprattutto a contrattaccare, che l'onda terroristica si fosse arrestata; ci eravamo illusi, osservando l'ottimo lavoro compiuto dalle forze dell'ordine durante l'Europeo, che la Francia avesse risolto i problemi. In realtà, assistiamo per l'ennesima volta al fallimento dei servizi di sicurezza francesi e delle misure applicate dalle autorità nazionali per prevenire gli attacchi terroristici e soprattutto sventare tempestivamente la minaccia prima che loro potessero mettere in atto gli attentati. All'ora nel giorno della festa nazionale, nella città transalpina più videosorvegliata, la polizia ha permesso di far accedere il Tir del killer, riuscito a penetrare con la scusa di consegnare i gelati, senza svolgere un controllo in più che avrebbe potuto risparmiare l'ennesima strage di innocenti. Può scompisciarsi di risate il Califfato sulle beffe subite dalla sicurezza francese perforata come un colabrodo e rivendica il successo dopo 48 ore dall'attentato nel lungomare di Promenade des Anglais, anche se dietro a tutto questa vicenda non è detto che ci sia l'ombra oscura dell'organizzazione jihadista dal fatto che l'attentatore di origine tunisina Mohamed Lahoujaiej Bouhle, mai segnalato dai servizi segreti nella lista dei presunti terroristi o "forein fighters" e noto dalla polizia locale per reati comuni violenti: un uomo aggressivo, depresso per la separazione dalla moglie, uno spacciatore di sostanze stupefacenti e un pessimo musulmano in quanto mangiava il maiale, beveva alcol, fumava canne andava a letto con uomini e donne, non rispettava il Ramadam e non andava mai in moschea a pregare, ma pare che non fosse nè un simpatizzante per le tesi jihadiste né un loro soldato, come aveva sostenuto lo Stato Islamico, cioè l'ISIS.

Lupo solitario come il massacratore del locale gay di Orlando o membro appartenente a una cellula terroristica, il Califfato ha ottenuto il suo obbiettivo primario ossia quella di farci identificare tutti i musulmani come nemici e scatenare una guerra civile.

Non dobbiamo cadere nelle trappole dei signori del terrore e dei fomentatori di odio, peggiori di loro e presenti anche nel nostro paese, nei confronti dell'Islam e degli immigrati con l'intenzione di speculare sulle disgrazie altrui per innalzare il bacino elettorale, e come ha spiegato il filosofo e saggista bulgaro Cvetan Todorov, "dobbiamo evitare di diventare anche noi dei barbari, di diventare torturatori come quelli che ci odiano".

Ma anche loro, le comunità islamiche, devono incominciare a prendere coraggio e a collaborare se stanno dalla nostra parte per condannare fermamente chi compie gli atti terroristici.

Tacere per molto tempo significherebbe darla vinta all'ISIS.

@fasulo_antonio

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